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Ma il vaccino contro il vaiolo l’ha inventato Jenner o i cinesi?

Riporto un articolo Apri qui il pdf dell’articolo  pubblicato nel 2013 su Olos e Logos: Dialoghi di Medicina Integrata, la rivista da me diretta, e scritto dall’amico Carlo Moiraghi, Presidente dell’ALMA (Associazione Lombarda Medici Agopuntori). Una interessante lettura che ci racconta un’altra storia sulla prevenzione del vaiolo.

Profilassi pediatrica antivaiolosa e medicina tradizionale cinese 

Riassunto Già almeno un secolo prima dell’introduzione della vaccinazione contro il vaiolo in Occidente, la medicina tradizionale cinese praticava una precisa profilassi infantile antivaiolosa mediante inoculazione del vaiolo attraverso le vie respiratorie. A riguardo viene presentata la traduzione di un antico breve testo. Gli attuali timori circa possibili utilizzi di armi biologiche in eventuali futuri attentati e guerre riportano questi temi d’attualità.

Abstract Almost one hundred years before introduction in west of vaccination against smallpox, traditional chinese medicine used an accurate prophylaxis against smallpox, by inoculation of smallpox by respiratory organs. About it an antique short chinese book is translated. Current fears about any uses of biological weapons in possible future terrorist attacks and wears bring back these arguments to our actuality.

Parole chiave Padre D’Entrecolles, profilassi infantile antivaiolosa tradizionale cinese, Tchung-teou-kan-fa, Metodiche da osservare per “seminare” il vaiolo, vaccino antivaioloso, Voltaire.

Keywords Father D’Entrecolles, Traditional chinese pediatric prophylaxis against smallpox, Tchung-teou-kanfa, Methodology for practise prophylaxis against smallpox, vaccination against smallpox, Voltaire.

Di recente il vaiolo, oggi relegato nel passato, si è riaffacciato, al pari di vari altri morbi e sostanze tossiche, quale rischio futuro per l’umanità, affiorando nei possibili scenari di attentati e guerre di questo avvio di terzo millennio, quale arma biologica dal dirompente potenziale letale. A motivo di questo allarme si ripreso la produzione di vaccini antivaiolosi e si sono approntate linee d’emergenza atte alla massiva produzione di antidoti in caso di eventuali attacchi batteriologici. Sotto questo profilo questa relazione si pone quale contributo della millenaria tradizione medica cinese ad indirizzare la medicina moderna verso indagini e ricerche volte ad individuare possibili evoluzioni delle proprie attuali metodiche vaccinatorie, nella certezza che, ripercorrendo le passate esperienze dell’arte della cura alla luce delle moderne capacità e conoscenze scientifiche si possa al meglio realizzare la medicina dell’oggi e del domani. Dalla triste attualità del rischio vaiolo deriva dunque il primo interesse di questa relazione, dedicata ad illustrare le particolari modalità della profilassi antivaiolosa tradizionale cinese, prima fra queste la sua via di inoculazione, che era infatti inalatoria, a differenza della moderna vaccinazione antivaiolosa attuata per via parenterale. Si colga bene la peculiarità della modalità di somministrazione cinese. Considerando infatti la familiarità della medicina gialla con la puntura e la cauterizzazione del corpo, viene da ritenere che la via respiratoria quale metodica di inoculazione del vaiolo, “semina” per dirla alla cinese, non derivi da approssimazione o da casualità, ma sia piuttosto scelta considerata la più adatta ed utile. È per altro vero che la medicina moderna ha più volte tentato la via inalatoria per somministrazioni vaccinali e che i risultati sono parsi parziali, resta però che della via parenterale può non essere stata appieno compresa e valutata la violenza e l’insulto per l’organismo. Fonte di questa relazione è principalmente una lettera, qui presentata in stralci, scritta da Padre D’Entrecolles, missionario in Cina nella prima metà del diciottesimo secolo. Il gesuita la invia in Occidente ad un suo confratello della Compagnia di Gesù. La lettera è pubblicata in Lettere edificanti e curiose di missionari gesuiti in Cina, Guanda 1993 Milano. Per la licenza di citazione si ringrazia la Casa Editrice. Queste lettere di Padri gesuiti, e più in generale le missive di tanti missionari cristiani, precisi carteggi che oggi riposano anonimi nelle biblioteche, contengono la più vasta documentazione sulla viva cultura cinese, arte, scienza e vita vissuta e testimoniano la portata del tentativo di evangelizzare il continente giallo, sforzo grandioso e composito, certo forgiato in contrasti e contraddizioni, ma anche quotidiana pratica di fertile confronto, mediazione e scambio, umano, intellettuale, culturale e scientifico, tra Oriente e Occidente. Raggiunta l’Europa in tempo reale, questi precisi resoconti dei Padri gesuiti, unici per la puntualità e la varietà delle informazioni circa la cultura dell’altra metà del mondo, hanno incontrato il più grande successo fra i lettori occidentali, contando fra questi gli intellettuali, gli eruditi, i filosofi, delle epoche successive, e collaborando a diffondere conoscenza e fraternità e tolleranza e amore nell’umanità. Da rilevare ancora la puntualità scientifica con cui Padre d’Entrecolles presenta la profilassi antivaiolosa cinese, su cui in precedenza si era a lungo documentato. Emergono in ogni riga il rispetto e la stima con cui il gesuita tratta la cultura e la medicina cinese. Il Padre precisa per altro come il metodo cinese gli risulti anteriore almeno di un secolo al metodo vaccino che egli riferisce essere stato dapprima praticato a Costantinopoli e che in seguito da lì era approdato in Inghilterra verso il 1720. Al fine di una completa e imparziale visione scientifica, la profilassi antivaiolosa cinese è introdotta nella lettera secondo tre metodiche tradizionali, per la più parte fra loro simili. La presente relazione congressuale riporta solo la terza metodica, ove a riguardo è compreso un breve ma puntuale testo cinese di cui il Padre era venuto in possesso, il Tchung-teou-kan-fa, Metodiche da osservare per seminare il vaiolo. Per ulteriori informazioni si rimanda alla bibliografia. Quelli che seguono sono stralci della lettera di Padre d’Entrecolles. “Pechino, addì il maggio1726. Da Padre D’Entrecolles, missionario della Compagnia di Gesù, al reverendo Padre du Halde, della stessa Compagnia. Mio reverendo Padre, la pace di Nostro Signore. Avendo letto da poco le memorie di Trévoux dell’anno 1724, mi sono imbattuto nell’estratto di una lettera del signor de la Coste nella quale parla dell’innesto o inoculazione del vaiolo, e mi sono rammentato di aver letto qualcosa di somigliante in un libro cinese. Ciò mi ha spinto a trascriverne il testo e a cercare altrove dei particolari in grado di accontentare le persone curiose su di un’operazione la cui novità ha colpito le menti e diviso le opinioni. Sorprende non poco il vedere che un metodo circa simile a quello giunto da Costantinopoli in Inghilterra sia utilizzato in Cina da un secolo. (…) Il nome cinese che si dà qui a questo metodo non sarebbe tradotto molto fedelmente con i termini innesto o inoculazione. A parlare con esattezza, occorrerebbe chiamarlo semente del vaiolo, oppure modo di seminarlo, tchungteou, essendo tchung seminare, e teou il vaiolo. Quest’ultimo termine, senza alcuna differenza per la pronuncia, significa anche pisello mangereccio. Il carattere è quasi lo stesso, al punto che vi è stato aggiunto a fianco il carattere che significa malattia. Sono dell’avviso che i cinesi, nel dare il nome di teou a questa malattia, hanno tenuto da conto la manifestazione del vaiolo, le cui pustole appaiono sulla pelle sotto forma di piccoli piselli. Si vedrà nel seguito di questa lettera che le narici sono come i solchi entro i quali si getta il seme del vaiolo. L’uso del tabacco in polvere preso attraverso il naso è troppo recente in Cina, e anche a corte, per attribuirgli questo modo, molto più antico e universale, di attirare con il naso la semente del vaiolo. Bisogna che qualcuno abbia notato in questa parte del corpo umano una qualche connessione con il fine della cura. Forse qualcuno si è accorto che uno dei principali sintomi del vaiolo è il violento prurito che i fanciulli asseriscono di sentire al naso, e avrà pensato che il luogo in cui esso comincia a mostrarsi sia il più adatto a porvi la sua semenza. (…) Giacché sapevo che, nonostante i pregiudizi correnti contro le nuove scoperte e contro le antiche che vengono rinnovate, l’arte di seminare il vaiolo era in voga, ma era un segreto da non divulgare, feci di tutto per procurarmi conoscenze certe, non fu facile. Oltre ai regali che dovetti fare, mi fecero promettere di non divulgare mai in Cina quanto mi avrebbero insegnato a favore dell’Europa. Era necessario avere sull’argomento le diverse ricette di luoghi disparati per confrontarle e vedere in cosa concordassero, dato che le metodiche sono spesso diverse, e per ciò stesso diventano istruttive. Le tre ricette che sto per riportare mi sono state comunicate da medici di palazzo; in verità non da quelli che hanno più alta reputazione, ma da altri che servono a corte e i cui emolumenti non sono altrettanto considerevoli. (…) Ottenere l’ultima ricetta mi è costato molto di più. Mi è stata fornita sotto forma di piccolo manoscritto, suddiviso in piccoli articoli. Il titolo è Tchung-teou-kan-fa, Metodiche da osservare per seminare il vaiolo: 1. Occorre che il fanciullo al quale si vuol inoculare il vaiolo sia sano, robusto ed esente da ogni malattia. 2. Ci si assicuri che la sutura sagittale, sin muen, sia perfettamente riunita e chiusa. Questo perché non si deve assolutamente procurare il vaiolo a fanciulli che abbiano meno di tre anni; ed è un’esperienza che non si può fare più quando hanno oltrepassato i sette. 3. Occorre che il fanciullo sia esente da infermità interne e abituali; che non abbia in parte alcuna del corpo scabbia, apostemi, dermatosi a squama, e nemmeno leggeri fermenti del sangue e infine che il suo ventre non sia troppo libero. 4. Occorre astenersi dal seminare il vaiolo quando il fanciullo guarda spesso di sbieco, come se fosse guercio; 1. quando ha l’orecchio duro o peggio ancora se è sordo, quando ha il naso chiuso o se orina con difficoltà. 2. Sarebbe un tentativo inutile se il fanciullo avesse grandi occhi sprovvisti di caroncula, che è situata nell’angolo dell’occhio, o se ha l’hircus, la parte superiore dell’orecchio, a forma di punta, e non arrotondato come nella maggior parte degli uomini. 3. La stagione dei grandi calori o dei freddi eccessivi è contraria a questa operazione; lo stesso dicasi se regnano malattie o se il cielo è irregolare; e se è troppo secco, troppo umido, troppo coperto. Quando si vedrà che il fanciullo è nello stato adatto, occorre prepararlo con una pozione necessaria a dissipare la malignità o a purificare il sangue e gli umori del corpo. Solo dieci o undici giorni dopo la somministrazione di questi rimedi si seminerà il vaiolo. Quella che segue è la composizione del rimedio. Si prendano dei piselli rossi, dei piselli neri, dei piselli verdi e della glicirriza frantumata e spezzettata, un’oncia di peso per ogni ingrediente, e si riduca tutto in una polvere molto fine che va messa in una canna di bambù (può servire anche il sambuco) dalla quale si leverà la pelle lasciando il nodo che è ad ogni estremità. Si riempia questa canna con la polvere medicinale, poi si chiudano le due aperture con dei pezzetti di legno di abete sui quali si stenderà uno spesso strato di cera affinché non restino fessure né aperture alle due estremità del bambù. Tutto questo va fatto durante l’inverno, e la canna va appesa in un mao-cang, un luogo di decenza, dal quale non sarà prelevata che dopo uno o due mesi. Dopo averne pulito l’esterno, si aggiungeranno a questa mistura, che sarà fatta seccare all’ombra, per ogni oncia di polvere, tre mas (tre decimi di oncia) di foglie del fiore di moei-tse, credo che si tratti un albicocco selvatico che fiorisce durante l’inverno, ve ne sono certi che hanno solo fiori. (Stando ad altri Autori, si tratta della pruna acida, il cui frutto maturo è molto aspro, e ha l’odore dell’albicocca. N.d.A) Queste foglie, che si trovano a terra, sulla neve, non vanno raccolte con le dita ma forate con un ago, vanno messe su della carta ed esposte al calore di un fuoco chiaro per farle seccare interamente. Queste foglie vanno ridotte in una polvere molto fine e mescolate con l’altra polvere, e si utilizzerà poi nel modo seguente. La presa deve essere di un mas, o di un mezzo mas, in proporzione all’età del fanciullo. Si diluisca questa polvere in una pozione d’acqua in cui sono stati fatti bollire degli steli rampicanti di se-koua, una specie di zucca lunga, sottile e pelosa, commestibile. (Questa specie di zucca lunga e delicata è considerata qui rinfrescante, diuretica, e atta a fugare il veleno. N.d.A.). In mancanza di questi steli di se-koua, si possono fare bollire dei fiori di kin-inhoa. Spiegherò poco oltre di cosa si tratta. Quando si somministra questo rimedio, occorre proibire l’assunzione di ogni tipo di cibo il cui gusto o aroma sia troppo piccante. Dieci o dodici giorni dopo averlo somministrato, si seminerà il vaiolo nel mondo seguente. Si sceglierà nella buona stagione un giovane forte e robusto che abbia un vaiolo ben condizionato e rado. Si raccolgano le scaglie delle sue pustole, le più spesse, e si chiudano in un vaso, così che gli spiriti non possano punto svaporare. Con questa precauzione, potranno servire per un anno, e conserveranno la loro virtù. Quando si desidera seminare il vaiolo, si prendano cinque o sei di queste scaglie. Se il bambino non è più molto giovane, vi si aggiungeranno due grani di peso di hiung-hoang e si polverizzi il tutto insieme per poi avvolgerlo nel cotone e insinuano nel naso del bambino. Ve lo si lasci due o tre giorni, dopodiché apparirà vaiolo. Se il bambino è molto giovane, sono sufficienti due o tre scaglie, e si prende in proporzione la quantità di muschio e di hiung-hoang. Il secondo giorno dopo aver seminato il vaiolo, glielo si farà prendere per bocca. La dose sarà di due o tre scaglie polverizzate, da mettere in un brodo di chinma. Lo si chiama così perché il chinma è l’ingrediente dominante, ma non è il solo. Vi si fa bollire assieme anche del kotem, del choyo e della glicirriza. Quando questa pozione, che deve essere abbondante, sarà quasi al punto di cottura, vi si getterà la polvere delle due o tre scaglie di cui ho parlato. Dopo aver preso queste precauzioni, occorre attendere l’effetto del rimedio. Se dopo il terzo giorno si vedono apparire i segni del vaiolo, è un felice indizio. Se il vaiolo appare fin dal secondo giorno, v’è pericolo; e in genere, di dieci bambini ai quali è stato procurato, solo sei o sette si salveranno. Il pericolo sarà ancor più grande se appare fin dal primo giorno, Su dieci bambini, se ne salveranno appena uno o due. Ecco quel che si dice. Ma bisogna rassicurarsi perché, osservando il metodo che ho prescritto, e prendendo il rimedio che disperde la malignità del vaiolo, il bambino non sarà soggetto ai sintomi e agli spiacevoli incidenti di cui ho parlato. Nel qual caso, bisogna far ricorso ai rimedi indicati nei nostri libri per il vaiolo naturale allorché diviene pericoloso. Infine, se dopo questi rimedi il vaiolo non appare né il quarto né il quinto giorno, bisogna togliere le polveri inserite nel naso del fanciullo e ricorrere nuovamente al rimedio che ho indicato per dissipare la malignità dei veleno. Prendendo questa precauzione, garantisco che in seguito sarà esente dal vaiolo. Occorrerà soltanto ricordare di fare assumere per qualche giorno di seguito lo stesso rimedio alla quarta e quinta luna, come pure alla ottava e alla nona. È una schiavitù da cui il fanciullo sarà liberato quando avrà compiuto dieci anni”. (…) Fin qui gli stralci della missiva di Padre D’Entrecolles, e vale notare come questa lettera al tempo della sua scrittura conobbe vasta risonanza in Occidente, ove la vaccinazione antivaiolosa, da poco introdotta, suscitava profonde controversie. Voltaire ad esempio partecipò al dibattito scrivendo parole entusiaste della profilassi antivaiolosa cinese al termine della sua XI Lettera filosofica: “Apprendo che da cento anni i cinesi utilizzano questa metodica di profilassi. È importante precedente, esempio di una nazione conosciuta come la più saggia e civilizzata dell’universo. In verità i cinesi la praticano in modo diverso. Non fanno nessuna incisione, fanno invece inalare il vaiolo attraverso il naso, come il tabacco in polvere. Questo metodo è più gradevole e dà lo stesso risultato. E serve ugualmente a confermare che se in Francia fosse stata praticata l’inoculazione si sarebbe salvata la vita a milioni di uomini”. A chiudere questa relazione vale ampliare lo sguardo dall’antica vaccinazione antivaiolosa cinese all’attuale nostro dilatato orizzonte vaccinatorio. L’ultimo scorcio del passato millennio è infatti certo stato del tutto innovativo quanto all’introduzione di successive pratiche vaccinatorie la cui progressione pare andare ancora aumentando. Vaccinare un individuo, cioè infettarlo con un morbo, preventivamente ucciso o devirulentato o considerato tale, può portare a un’immunità duratura nei confronti del morbo inoculato, ma richiede certamente un grosso e duraturo impegno delle capacità di immunizzazione dell’organismo infettato dal vaccino. Il fatto che queste capacità di immunizzazione, e l’impegno organico richiesto, non siano misurabili mediante le unità di misura convenzionali della medicina moderna, non significa affatto che impegno e costo energetico non vi sia, significa solo che oggi la moderna tecnologia non è oggi in grado di farne misura e forse non è neppure appieno motivata a farlo. A meno di ritenere infinite le capacità funzionali di immunità di un organismo, ma evidentemente nulla è infinito e tutto è limitato in un individuo vivente, pare credibile come la capacità totale di immunizzarsi di un individuo, come detto limitata, abbia a subire un detrimento dall’essere vaccinato, e l’intero sistema immunitario abbia a subire disagio. Se questo accade, è evidente che quanti maggiori impegni e richieste di immunizzazione la medicina moderna pretende in un organismo mediante inoculazioni e infezioni in esso scientemente procurate, tanto maggiore sarà la diminuzione della capacità globale del suo sistema immunitario e tanto maggiori saranno i rischi di malattie riguardo a questo sistema, come pure agli altri sistemi organici ad esso connessi, e all’organismo nel suo complesso. Che dunque il morbo oggi più temuto sul pianeta riguardi l’immunodeficienza, e che la patogenesi autoimmune si riveli oggi sempre più frequente in un numero sempre maggiore di patologie, non pare stupire, considerando che il sistema immunitario sia il sistema organico che più subisce pressioni ed insulti dalla moderna medicina. Sotto questo avviso le nostre nuove generazioni di bimbi vanno oggi considerate in tutto sottoposte a pura sperimentazione in vivo, tale è il numero di innovative vaccinazioni cui vengono sottoposte, e va notato come ai loro genitori e alle loro famiglie non sia consentita una scelta medica diversa dalla pratica vaccinatoria, nel nostro paese tassativamente obbligatoria per legge.

Bibliografia Lettere edificanti e curiose di missionari gesuiti in Cina. Guanda 1993 Milano, Longanesi 1987, Garnier Flammarion 1978 Il libro della medicina cinese. Carlo Moiraghi. Fabbri 2000 Milano Qi gong. Carlo Moiraghi. Fabbri 2002 Milano I ching segreto. A cura di Carlo Moiraghi. Sperling&Kupfer 2002 Milano La via della forza interiore. C