Articoli

L’introduzione dell’agopuntura in Italia: Nguyen Van Nghi, il maestro dei maestri

Ricordo molto bene Nguyen Van Nghi che ho conosciuto quando insegnava a Marsiglia dove sono stato suo allievo a cavallo tra la fine degli Anni ’70 e l’inizio degli Anni ’80, ma anche ai Corsi della Scuola Italiana di Medicina Cinese di Bologna presso la quale teneva alcune lezioni e quando partecipava ai numerosi congressi che la Scuola Italiana di Medicina Cinese di Bologna organizzava a Castrocaro negli Anni ’80.

La Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese – che ho avuto l’onore di dirigere per tanti anni – era nata, diretta da Giorgio Di Concetto, come edizione italiana della Revue Française de Médecine Traditionnelle Chinoise che si editava a Marsiglia a cura del Centre d’Enseignement et de Diffusion de la Médicine Traditionelle Chinoise fondato e diretto proprio da Van Nghi.

Ho incontrato Van Nghi l’ultima volta a Trapani alla fine degli Anni ’90 dove ero stato invitato da Vincenzo Garaffa che aveva organizzato uno splendido congresso di agopuntura. Van Nghi era ormai 90enne e partecipò ai lavori con la sua relazione e con interventi attenti, arguti, ineccepibili. Un bellissimo ricordo!

Lucio Sotte

SCARICA QUI IL PDF DELL’ARTICOLO DELLA RIVISTA

Proprio a Vincenzo Garaffa ed a sua moglie Anna Maria Grifo ho chiesto un ricordo di Van Nghi che qui riporto con grande piacere.

Al termine dei nostri studi universitari, culminati con la laurea in medicina, eravamo alla ricerca di una specializzazione che potesse in qualche modo saziare la fame di conoscenza del fenomeno uomo che da sempre ci aveva dato la spinta per superare tutti gli ostacoli presentati da un percorso di studi per molti versi troppo nozionistico e privo comunque di quella visione olistica dell’uomo che già dentro di noi sentivamo come fondamentale per potere dare risposte esaustive alle esigenze dell’uomo sofferente.

Così, dopo vari tentativi infruttuosi di entrare nelle scuole di specializzazione, spinti da chi nell’ambito della nostra coppia rappresentava lo yin ovvero l’intuito femminile, che vede oltre ogni logica apparente, ci siamo iscritti nel 1987 alla Scuola di Agopuntura di Catania.

I primi approcci sono stati difficili e quasi imbarazzanti perché eravamo intrisi di una cultura medica “scientifica” basata sul razionalità cartesiana ove tutto deve essere riproducibile e dimostrabile.  

Poi un giorno la lezione fu tenuta da Nguyen Van Nghi, medico agopuntore, da tutti allora considerato un vero e proprio maestro di agopuntura. In quella prima lezione cominciò a parlare della teoria dei “Tronchi Celesti e della Branche Terrestri”. La nostra mente razionale ebbe un sussulto con una spinta alla ribellione: ma cosa eravamo andati a studiare? Cosa potevamo imparare da teorie vecchie di millenni, appartenenti ad una cultura sconosciuta, di cui non sapevamo quasi nulla e che comunque non manifestavano niente di apparentemente concreto, attinente alla realtà medica pratica?

Eppure la nostra smodata voglia di conoscenza e l’ardore e la passione del Dr. Giuseppe Barbagallo, direttore di questa scuola, ci sostennero ad andare avanti, finché…

Finché nel 1989 si verificò un’opportunità unica, una vera grazia dal Cielo, e cioè l’apertura dell’ambulatorio di Agopuntura presso la sezione AIAS di Priolo Gargallo (SR). In questo ambulatorio cominciarono ad esercitare la pratica clinica il maestro Van Nghi e il Dr. Barbagallo. Fu proprio durante una delle pause pranzo di una giornata di lavoro che, invitati a sederci di fianco a lui, in maniera del tutto inaspettata, il maestro ci esplicitò il suo desiderio di venire a Trapani a fare una conferenza: “Perché Trapani diventi la “Porta d’Oriente” .

Questa per noi e il nostro fraterno amico Michele Cernigliaro, anche lui coinvolto in questo cammino di vita, e credo per l’agopuntura siciliana tutta, è stato un punto di svolta. Infatti da quel momento in poi e per 9 ininterrotti anni, abbiamo visto all’opera una straordinaria figura di medico che associava alla profonda conoscenza della medicina occidentale un’altrettanta erudita e infinita conoscenza della medicina cinese, il tutto supportato da un grande amore per i malati.

Lui ci ha insegnato l’agopuntura, ma non solo la tecnica. Ci ha insegnato la “Grande Essenza” di una medicina in cui il medico deve essere uomo di scienza profonda, di arte sopraffina e di immensa carità.

  

Nguyen Van Nghi è stato un uomo d’arte medica sopraffina, l’arte propria di chi non si ferma dinnanzi alle difficoltà, ma che cerca di andare avanti facendo riferimento soprattutto a ciò che c’è nel profondo del suo animo: l’intuizione.  Il suo lavoro nel campo della analgesia per agopuntura lo ha visto antesignano, insieme al suo amico Ulderico Lanza, nel farla entrare in sala operatoria. Decine furono gli interventi in cui il maestro utilizzò tale tipo di tecnica, in particolare parti cesarei, revisioni di cavità uterine,  mastectomia parziale,etc… la maggior parte dei quali documentati da riprese filmate.  Altra intuizione straordinaria fu  quella di avere contribuito per primo all’avvio di ambulatori nell’ambito della Sanità Pubblica. Così a metà degli anni ‘80 è cominciata l’attività di agopuntura pubblica presso l’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna e nel 1997 l’Ambulatorio Pubblico di Agopuntura presso l’Azienda Sanitaria di Trapani, ancora nel pieno della sua attività e che ha erogato ad oggi più di 20.000 prestazioni sanitarie di agopuntura. Tutto questo accompagnato da una dedizione assoluta allo studio fino alla fine dei suoi giorni. Come non ricordare, infatti, quando tutte le mattine verso le 5 subito dopo essersi alzato, avere preso il suo caffè ed essersi acceso la prima delle innumerevoli “Gitanes” senza filtro, cominciava a studiare e scrivere le sue riflessioni sui vari testi antichi?

Nguyen Van Nghi è stato uomo di grande umanità: come dimenticare i  suoi gesti di grande umanità : il bacio della mano che dava a tutti i bambini disabili prima di fare loro l’agopuntura? O la raccomandazione che nessun malato terminale avrebbe dovuto pagare per la terapia perché, come diceva sempre “aveva già pagato il suo prezzo alla vita”? 

Nguyen Van Nghi è stato uomo di scienza profonda: ciò è testimoniato dall’immensa produzione letteraria e scientifica che rimane. Sue sono infatti le traduzioni dei cinque tesori della medicina Cinese, Neijng Suwen Lingshu, Nanjing, Da Cheng, Maijing, Shang Han Lun, corredati da vari commentari che si sono succeduti nei secoli e che costituiscono, ad oggi, un vero patrimonio di conoscenza per l’umanità. Sua è stata l’iniziativa di dar vita ad una delle più prestigiose e prime riviste di agopuntura a partire dal 1974 e di cui sono stati pubblicati più di 200 numeri con articoli redatti da agopuntori di tutto il mondo. Sua è stata l’iniziativa di avviare uno studio sull’agopuntura veterinaria, il cui primo insegnamento fu avviato presso la Scuola di Agopuntura di Firenze. 

Un cenno a parte  merita il suo immenso amore per il Lingshu “Perno Spirituale, Porta della conoscenza, Porta della meraviglia”.  E così, come tutti i grandi maestri  sia in Oriente che in Occidente, che affidano le ultime volontà agli allievi amati, poche settimane prima di morire nell’Ottobre del 1999 a Roma, chiamandoci in disparte, ci raccomandò di studiare a fondo e con dedizione assoluta questa pietra miliare della medicina cinese: “Perché nel Lingshu è nascosta la verità”.

Ed è nell’introduzione al terzo ed ultimo volume del Lingshu,  finito di redigere nel mese di Ottobre 1998, in cui il maestro lascia alle future generazioni di medici questo immenso tesoro, facendo intravedere  il futuro della medicina…

Così termina il III tomo del Lingshu che conclude lo studio di questa monumentale opera della Medicina Tradizionale Cinese. Proviamo al contempo un sentimento di fierezza e di sollievo perché è stato un lavoro di traduzione, comprensione e analisi estremamente arduo che ci ha richiesto dieci anni di lavoro…

Il Lingshu ci offre la possibilità di attingere numerose nozioni di modernità.

Fra gli esempi più evidenti vi è un postulato che recentemente è divenuto universale: “l’energia crea la materia”. Ma cosa significa la frase che si riscontra nel Lingshu: “Il Qi forma lo Xing”. Ed è così che queste due nozioni , la prima nata dalla scienza moderna e la seconda dalla MTC , di fatto agli antipodi geografici, cronologici ed intellettuali, esprimono infine la stessa idea…Così noi apprendiamo dal Lingshu che ogni modificazione della materia proviene sempre dall’energia in stato di mutazione.

Nel Lingshu è inoltre consacrata una larga parte alla energia Wei.

Ora l’energia Wei, gioca il ruolo simile ai processi immunologici permettendo lottare contro agenti patogeni introdotti nell’organismo. È dunque possibile stabilire una correlazione tra energia Wei e la difesa immunitaria.

L’immunodeficienza, ovvero il Vuoto di energia Wei, è in Medicina Occidentale ed in MTC alla base di ogni malattia. “L’energia Wei ci difende e ci uccide”, viene detto nel Lingshu.

Nel Lingshu si ritrova anche un modo di ragionare che paradossalmente lo rende estremamente moderno:

ad esempio la nozione di ciclo, concetto fondamentale per la MTC, che comincia ad essere conosciuto pure nella medicina occidentale (ciclo di Krebs, ciclo cardiaco, ciclo mestruale, cicli circadiani…), oppure la nozione di “gate” o “porta” (gate – control nella fisiologia del dolore, gate nella regolazione della permeabilità delle membrane cellulari agli ioni, etc…)

Quindi queste nozioni ultramoderne di ciclo, di cronobiologia, e altre ancora quali quelle sui tumori sono dunque contenute nel Lingshu, vecchio di tremila anni che possono contribuire al miglioramento della pratica clinica sia in MTC che in Medicina Occidentale…

Ora la vera agopuntura viene dal Lingshu e da altre opere magistrali, sorgenti della fisiopatologia e della terapeutica in MTC.

Noi speriamo che l’avere dato compimento a quest’opera apporterà al medico clinico e al ricercatore scientifico tutti i benefici attesi per sé e per i pazienti.

Noi sogniamo il momento in cui avverrà la fusione del modo di pensare di queste due medicine che porterà alla nascita di una Medicina Universale.”

 Riportare, in conclusione, il suo testamento spirituale rivolto alle future generazioni, ci sembra più eloquente del prolungarsi in qualsiasi altro discorso:

“Un lavoro di lungo respiro deve essere intrapreso, un lavoro che si basi sulla coscienza della ricchezza e della trasformazione che può dare l’apporto della Medicina Tradizionale Cinese nella pratica della medicina moderna,

cioè a dire un ultimo impulso al contributo del miglioramento della condizione umana.

Questo lavoro deve iniziare con uno studio sul vero senso, sull’insegnamento autentico dei testi tradizionali e della medicina di cui essi sono il supporto.

Le dispense del Centre d’Enseignement et de Diffusione de la Médecine Traditionnelle Chinoise di Marsiglia

Infine bisogna terminare con una lunga ricerca allo scopo della sintesi e dell’integrazione delle due medicine nel profondo rispetto della complementarietà della loro individualità”.

Testamento spirituale di Nguyen Van Nghi, Giugno, 1999